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CLIMBERS OF THE SKY



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RIFUGIO TISSI

di Claudio Prà

                                                                                                       

Sono passati appena quattro giorni dopo il Sasso Nero e decidiamo di puntare a un altro grande obbiettivo che ci eravamo prefissati, o meglio avevamo sognato. Il rifugio Tissi ai piedi del Civetta, splendida cima alta oltre 3200 metri. L’escursione si presentava molto impegnativa non tanto per il dislivello ma per la lunghezza e inoltre qualche incognita è riservata da diversi passaggi da affrontare, in primis i lunghissimi ghiaioni che passano sotto al Civetta stesso e alle cime vicine. Le sere prima, a immaginarci lassù al buio, ci corre qualche brivido lungo la schiena. Ma il sogno è più grande della paura.

Ci siamo ancora una volta io ed Eva. Partenza alle 10.30 da Col Dei Baldi, quasi 2000 metri, arrivo della seggiovia che sale dai Piani di Pezzè raggiunti a loro volta per mezzo della Cabinovia che parte da Alleghe.

Dopo un breve tratto di discesa seguendo la pista da sci che porta in Zoldo, ecco subito un pendio impegnativo che ci porterà al rifugio Coldai. Seguiamo una pista già tracciata che però si ferma poco più in alto. Si comincia a faticare sul serio! Si sprofonda molto nella neve e per di più non troviamo il sentiero. Così saliamo un po’ a caso ritrovandoci in mezzo ai baranci (piante di alta montagna piuttosto basse) che al nostro passaggio si piegano facendoci sprofondare anche di tutta la gamba. Con grandissima fatica usciamo da quel intrico e raggiungiamo finalmente il sentiero dove nessuno è passato.

 L’ultimo tratto ci fa perdere moltissimo tempo ed energie. C’è della neve ghiacciata alternata a neve soffice e ciò ci mette molto in difficoltà.

Finalmente raggiungiamo il pianoro che porta al rifugio Coldai (camminiamo già da un ora e venti). Tiriamo dritto perché la strada è lunga superando alcuni saliscendi prima di affrontare il pezzo che porta alla forcella di “Col Negher”.  Da lassù si apre la vista sui ghiaioni che dovremo affrontare e lì in fondo, arrampicato su uno sperone roccioso si vede una piccola costruzione; il rifugio Tissi, la nostra meta.

Decidiamo di non fermarci per lo spuntino ma di continuare ancora per un pezzo. Bisogna però stare attenti a non andare in crisi altrimenti la pagheremmo cara.

Eccoci sui ghiaioni. La neve è soffice e a ogni passo si va giù di 15 centimetri. Una grande fatica. Avevamo deciso di portarci bassi per evitare il pericolo di valanghe, ma scendere vorrebbe dire poi dover risalire e tra l’altro laggiù c’è un labirinto di pietre che ci metterebbe in difficoltà. Così andiamo avanti stando alti, quasi a contatto con la roccia sovrastante. E’ impressionante guardare una grande montagna da sotto. Ci fermiamo a metà ghiaioni. Finalmente si mangia il panino e si beve del thè caldo. Fa molto freddo e stare fermi ci porta in breve ad avere le mani congelate. Tra l’altro il Sole non arriva nonostante la tarda mattinata, nascosto dietro le cime.

 Riprendiamo il cammino. Il rifugio si avvicina ma è come un miraggio. Siamo anche molto stanchi; forse anche la fatica di pochi giorni prima si fa sentire. Eva come al solito non si lamenta. Si vede che soffre ma sa che la ricompensa la ripagherà di tutto.

Andiamo avanti con determinazione giungendo alla fine dei ghiaioni. Ora ci sarà da portarsi sotto il rifugio per salire l’ultimo pezzo che è davvero ripido.

Camminando piano ( non c’è alternativa) saliamo allo stremo. Ogni passo è davvero un calvario. Poi..eccolo là, a 300 metri. Pochi in condizioni normali ma tanti in quel momento. La vista del rifugio ci dà energia e arriviamo finalmente alla meta. Sono le 15.40. Oltre cinque ore ci sono volute!

Apriamo il bivacco e posiamo gli zaini. Poi andiamo sulla cima dove si può ammirare un panorama incantevole. Alleghe è laggiù a picco! Siamo a oltre 2300 metri. Abbiamo davanti la parete nord-ovest del Civetta, quella più bella. E poi tutto attorno le più belle cime delle Dolomiti (Pelmo, Marmolada, Sorapis, Antelao, Tofana di Rozes e altre decine).

Aspettiamo il tramonto guardando la nostra traccia lungo i ghiaioni. È come un binario che dovremo ripercorrere fra non molto. Porca miseria! Speriamo di avere le energie per farlo! Dobbiamo averle!

La Luna piena è appena sopra il Pelmo illuminato dall’ultimo Sole. Sono istantanee stupende. In quei momenti non c’è posto più bello dove desidereresti essere.

La cima del Civetta arancione! E’ la foto che sognavo pensando a questa escursione! Farla da sotto, quasi toccando la montagna. Ecco comparire la rosacea “Cinta di Venere”, confine dell’ombra della Terra che sorge opposta al Sole. Che colori! Che meraviglia! Scattiamo diverse foto e sorseggiamo un ottimo thè caldo.

Cala il buio. A cinque ore da casa, su una cima in inverno fa un certo effetto. Lì ci sei tu, le tue forze e la tua volontà. Pure le tue paure. Venere è il solito faro e Marte è appena oltre la cima del Civetta. Il “triangolo estivo” è fuori luogo in un contesto tutto bianco.

Dopo aver indugiato fino alle 17.30 scendiamo al bivacco dove mangiamo un altro panino,  della cioccolata e dei biscotti. Serve benzina per il motore. Tra l’altro la strada del ritorno è più lunga visto che la seggiovia è chiusa e dovremo raggiungere la machina scendendo lungo la pista da sci nell’ultimo tratto.

O.K. Siamo pronti per partire. Riscendiamo lo sperone che ospita il rifugio al chiaro di Luna e ritorniamo sui ghiaioni ripercorrendo i nostri passi. Lì la Luna è nascosta dalle cime.  La pista già tracciata ci fa camminare abbastanza spediti. Ci fermiamo spesso per delle foto. Le nostre pile frontali ci illuminano il cammino. Se è impressionante passare sotto una montagna di oltre 3000 metri di giorno figurarsi di notte! Sarà un ricordo indelebile!

Arrivati al Coldai ormai è fatta! Invece no! Il pezzo che scende verso Malga Pioda, già difficoltoso all’andata, ci mette in difficoltà. Specialmente Eva va un po’ nel panico e spesso scivola. Finalmente si arriva in fondo! Ora raggiungeremo la pista da sci e poi i Piani Di Pezzè. Ancora una mezz’oretta.

Dopo cinque ore (dieci in totale considerando l’andata) siamo alla macchina stanchissimi.

Ce l’abbiamo fatta! E’ stata la più difficile e incredibile delle escursioni fin qui effettuate. A ripensarci siamo stati un po’ folli ma ora siamo molto felici. Poche volte ho provato emozioni simili. Eva apre la grappa che avevamo detto di berci in cima. Abbiamo rimandato perché non ci facesse brutti scherzi. Ora si può bere. Anzi, decidiamo che sabato si festeggeranno tutte le nostre escursioni con una bella sbronza. Quando ci vuole ci vuole!