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Web Master: Andrea Cibien
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SASSO NEROdi Claudio Prà
Con il Sasso Nero compiamo un deciso salto di qualità. Se prima le escursioni avevano come meta luoghi piuttosto sicuri e discretamente facili da raggiungere, stavolta le cose cambiano. Non più due ore al massimo per raggiungere l’obbiettivo ma molto di più (anche più del doppio) seguendo itinerari molto impegnativi per il dislivello e la presenza di neve abbondante che naturalmente amplia le difficoltà. Proprio per la presenza della neve si dovrà valutare d’ora in avanti l’eventuale pericolo di valanghe seguendo i bollettini e soprattutto saggiando il terreno man mano. Andare poi così lontano in alta montagna e ritornare al buio è un ulteriore difficoltà. Ma la cosa ci attrae irresistibilmente…
Il primo tratto che porta a un villaggio disabitato (Bramezza, 1450 metri) presenta subito pendenze elevatissime che ci fanno spendere molte energie. Impieghiamo una cinquantina di minuti per raggiungerlo, un po’ più del previsto. Da lì vediamo la lontanissima cima del Sasso Nero. Il secondo tratto ci porta a una malga abbandonata e fin qui troviamo la pista battuta. Da ora in avanti però toccherà battercela. Il tratto seguente è durissimo. dapprima raggiungiamo il posto dove nel tardo 1700 è partita la frana che ha creato il lago di Alleghe. Poi, passando uno dei momenti più critici in quanto a fatica, raggiungiamo Lagussel, un luogo dove ci sono alcuni fienili abbandonati di cui solo uno in buone condizioni. Tappa per il panino. Da lì (1900 metri circa) ammiriamo già uno stupendo panorama. Sono le 13.31 e stiamo camminando già da 2 ore e trenta. Dobbiamo essere in vetta per le 16.00 se vogliamo vedere il tramonto. Non sarà facile arrivare in tempo anche perché abbiamo speso già tantissimo e i tratti che verranno sono davvero difficoltosi. Avete presente a ogni passo sprofondare venti trenta centimetri sulla neve. Immaginatevi su pendenze del 30%-40%. Evy tiene botta bene. Alcune volte girandomi le vedo la faccia segnata dalla fatica. Credo che lei veda la mia nelle stesse condizioni. Ci aspetta ora un breve tratto con pendenze meno elevate che passa sopra il rifugio Sasso Bianco che resta più basso. Una pista battuta! Qualcuno è salito dall'altro versante! Da un lato vorremmo essere i primi ad arrivare lassù. Dall'altro ci fa comodo. Certo è un altro camminare. Così il passo si fa spedito. Ho qualche crampo ma niente di grave. La pista battuta si ferma poco più avanti. Non tutti sono matti come noi e chi è arrivato fin qui non ha probabilmente neanche lontanamente pensato di raggiungere la cima.
Si torna a faticare in
maniera incredibile. Arriviamo in una piana che precede un tratto che per un
centinaio di metri ci costringerà ad aiutarci anche con le mani tanto è ripido.
Scivolare qui significa andare giù per parecchi metri. Lo superiamo levandoci le
racchette da neve a metà. Sono le 15.00. Rimane l'ultimo pezzo. Vediamo che è
molto esposto al vento e questo ha fatto si che ci siano accumuli di neve e zone
dove si scorge il terreno sottostante. Cerchiamo una pista che ci agevoli, dove
la neve sia stata portata via dal vento.
Scende il buio. Si sente solo il sibilo del vento. Sono sensazioni che rimarranno dentro. Solo noi, la montagna e il cielo. Alle 17.30 decidiamo di cominciare la discesa. Accendiamo le nostre pile frontali e giù per il pendio risuperando in discesa il punto di massima pendenza che ci aveva messo in grande difficoltà durante la salita. Lo discendiamo girati all’indietro, imprimendo dei calcioni alla neve per farci gli scalini. Venere ci fa luce insieme alla Luna. Quattro ore con varie soste per foto e spuntino e siamo di nuovo tra la civiltà. Stupendo! |
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