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CLIMBERS OF THE SKY



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COL DI LANA

di Claudio Prà

                                                                                                       

Partiamo in macchina con l’intento di effettuare un escursione poco impegnativa, di allenamento, in attesa di un altro sogno, il Col di Lana, da fare due giorni dopo. La giornata splendida ci convince però ad anticipare l’escursione programmata in seguito: andare fin lassù e non trovare condizioni ideali sarebbe un peccato e allora, al bivio del passo Falzarego a Caprile si svolta per la nuova destinazione.

Eccoci quindi al castello di Andrai, in partenza per il Col di Lana. Tutto pronto ma..ho dimenticato le racchette da neve! Che imbecille! Che fare? Senza quelle ai piedi, nella neve non si cammina: Tornare a prenderle? Ormai è tardi (13.30) e ci vuole un ora abbondante. Si parte lo stesso. La pista, almeno in principio, sembra ben battuta. Poi vediamo cosa succederà. Al limite si torna indietro. Certo sarebbe un peccato! Protagonisti ancora una volta io ed Eva.

I primi 50 minuti non presentano difficoltà. La pista è tracciata e in molti sono passati di lì pressando bene la neve. Lo scenario è fantastico; i Set Sass (sette roccie caratteristiche) sono inconfondibili nell'azzurro del cielo e il bianco della neve è l'altro colore dominante.

La seconda ora è più impegnativa. Ora la pista è meno battuta (i più si sono fermati dopo un ora di strada e senza racchette da neve sprofondo spesso ben oltre il ginocchio. Ma si va avanti.

In alto la neve sembra meno abbondante perchè il vento l' ha spazzata via e se raggiungiamo la sella forse...
La raggiungiamo. Ora bisogna scegliere come proseguire. Bassi sotto le rocce o in cresta. A istinto, dopo un primo momento in cui avevamo deciso di andare via bassi, saliamo in cresta e arrivati in alto ci accorgiamo di aver fatto bene. Intorno si vedono i resti di trincee e filo spinato. Di qui ci sono passato in estate alcuni anni fa, me lo ricordo: siamo sulla strada giusta. Arriviamo sul Sief, luogo di conflitto tra italiani e austriaci insieme al vicino Col di Lana durante la prima guerra mondiale. La montagna fu minata (e si vede viste le ferite inferte alle roccie). Ci sono delle lapidi e una grande croce. Da li si vede la cima del Col di Lana, meta della nostra escursione. Fin qui avevamo incontrato tracce del passaggio di qualcuno. Più avanti le tracce però scompaiono
.

Scendiamo un pò e poi seguiamo un sentiero attrezzato che riporta in alto. Il Sole ci abbandona poco prima della meta e i colori che compaiono dalla parte opposta al tramonto della nostra stella sono più intensi del solito. Le cime delle montagne sono colorate di un arancione intensissimo e più tardi compare una larghissima banda di color rosa vivo. Da lasciare senza fiato!

La corda in molti punti è sepolta dalla neve. L'ultimo pezzo è molto ripido ma breve e alle 16.50 siamo sul Col di Lana. Tira un vento boia. Un altra grande croce ci attende insieme a una chiesetta e a un mai troppo benedetto bivacco in cui ci rifugiamo.

Dalla finestra ammiriamo il tramonto di Venere. In cielo una falce di Luna ancora molto alta, poi Marte ormai non più luminosissimo e le solite Capella, Vega, Altair, Deneb, Betelgeuse, compagne di molti viaggi.

Stiamo su un ora e venti e alle 18.10 cominciamo la discesa, non prima di aver pregato alla chiesetta per i molti ragazzi morti quassù, vittime della solita imbecillità umana.

Bisogna prestare attenzione perchè siamo in cresta. Una flebile luce lunare ci aiuta, ma di più le nostre pile frontali. Ripercorriamo i passi dell'andata e in tre ore siamo alla macchina. Anche questa è fatta!